di Vincenzo Carbone

Quando si parla di una riabilitazione estetica si pensa quasi sempre al risultato finale. Si osserva il sorriso, la forma dei denti, il colore e l’armonia del volto. Molto più raramente ci si ferma a riflettere sul percorso necessario per arrivare a quel risultato.
Con il tempo ho capito che anche il tempo trascorso alla poltrona è parte della qualità di una terapia.
Negli anni ho assistito a riabilitazioni che richiedevano molte ore di lavoro continuo. Dietro questi trattamenti c’è spesso una grande esperienza clinica, ma mi sono sempre chiesto se fosse possibile raggiungere lo stesso obiettivo attraverso un percorso più organizzato.
Un paziente che rimane molte ore sulla poltrona accumula inevitabilmente stanchezza, tensione e difficoltà a mantenere la stessa collaborazione dall’inizio alla fine della seduta. Anche questo influisce sull’esperienza terapeutica.
Per questo, durante lo sviluppo del Metodo Resmile, uno degli obiettivi non è mai stato semplicemente ridurre i tempi. L’obiettivo era eliminare tutte quelle fasi che non aggiungono valore al risultato finale.
Quando il sorriso viene progettato prima della seduta, molte decisioni sono già state prese. Forma, volumi, funzione e materiali vengono definiti durante la fase progettuale. Il trattamento clinico diventa quindi il trasferimento di un progetto già validato, riducendo le continue decisioni che normalmente devono essere prese direttamente nel cavo orale.
Questo consente, in molti casi, di rendere il workflow più lineare e più efficiente, senza rinunciare alla qualità estetica e funzionale del risultato.
Non credo che il futuro dell’odontoiatria consista nel lavorare più velocemente. Credo invece che consista nel lavorare meglio, rispettando il tempo del paziente tanto quanto rispettiamo i suoi tessuti.
Perché anche il tempo è parte della terapia.

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